Fino agli anni ‘70 il software veniva visto come una componente naturale di un computer, che permettesse di dare uno “scopo” all’hardware che si acquistava con grande dispendio pecuniario. I programmatori, che spesso lavoravano in ambito accademico, si scambiavano codici liberamente. Fu solamente intorno agli anni ‘80 che il software incominciò ad essere considerato come valore aggiunto divenendo proprietario, ossia acquistabile separatamente dall’elaboratore, distribuito già precompilato senza i sorgenti e protetto da licenze con valenza legale che ne vietavano la copia e distribuzione non autorizzata.

Richard Stallman: fondatore del progetto GNU e dell'etica del software libero
Richard Stallman, laureatosi in fisica ad Harvard nel 1974, in quegli anni era un programmatore di talento e lavorava nell’ambito dello sviluppo di sistemi operativi presso il laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, dove sperimentò direttamente tali cambiamenti nella distribuzione del software e fu tra i primi a comprendere con grande perspicacia le implicazioni economiche e culturali che essi avrebbero comportato. Decise perciò di intraprendere attivamente un nuovo progetto mirato alla creazione di un sistema operativo chiamato GNU che fosse compatibile con Unix (il sistema più diffuso all’epoca) ma completamente libero. Nel settembre del 1983 annunciò questa intenzione con un manifesto, nel 1984 si dimise dall’impiego al MIT per dedicarsi completamente alla sua idea e l’anno seguente fondò la Free Software Foundation (FSF), un’organizzazione non-profit dedicata al supporto del progetto GNU e del “free software movement”, che gettò le basi per una corrente di pensiero tutt’oggi molto attiva, non meramente riferita al campo informatico, bensì legata soprattutto a principi etici, sociali e politici.
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Questo articolo è tratto dalla mia Tesi di Laurea:
Alberto Betella, “Open Source, Free Software e Podcasting: l’esperienza di Pluriverisadio”, Università degli Studi di Bergamo, A.A. 2005/2006.
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